Il dibattito sull’utilità delle nuove tecnologie nella didattica imperversa nel Regno Unito.
A dicembre il Ministero dell’Istruzione britannico ha lanciato un’ipotesi di riforma che, se applicata, rivoluzionerebbe le primary schools britanniche. Il nuovo curriculum prevederebbe una riduzione delle ore dedicate alle materie tradizionali, con ad esempio la fusione di materie tradizionali come storia, geografia e religione in un’unicum denominato “human, social and environmental understanding”, per dare molta più importanza data alle lezioni di ICT o IT (equivalente alla nostra informatica), che andrebbero a porsi sullo stesso piano di discipline come italiano e matematica. Questo è quanto emerge dal report effettuato da Sir Jim Rose, ex ispettore e ora consigliere del Governo per il settore Istruzione. Egli sostiene che i bambini delle elementari sono già così tanto alfabetizzati da un punto di vista informatico da essere in grado di iniziare già in tenera età lo studio di argomenti di solito affrontati negli ordini di scuola successivi (come ad esempio l’uso di Podcast e di Powerpoint). La riforma in questione è comunque molto più articolata e prevede anche il raggruppamento delle varie materie in 6 aree d’apprendimento, in ottica trasversale. Inoltre molte materie cambierebbero denominazione, ad es. “English” diventerebbe “Understanding English, communication and languages”. Al di là delle denominazioni, resta poi da vedere se vi sarà anche un cambiamento nella sostanza e nei contenuti. Maggiori informazioni sull’ipotesi di riforma possono essere trovati negli articoli del Times:
Traditional subjects go in schools shake-up – Times Online.
Primary school children ’should be taught technology, not tradition’ – Times Online.
Alexandra Frean, a favore della proposta di riforma, sostiene che l’obiettivo di Sir Rose è di cambiare non tanto le materie scolastiche, ma il modo in cui gli studenti apprendono. Di fatto, il loro stile di vita con continui e simultanei stimoli audio-video li predispone più ad un apprendimento interdisciplinare che disciplinare in senso stretto, perchè è probabilmente il “multitasking” il modo in cui la loro la mente è abituata a lavorare. Per approfondimenti si veda l’articolo
Youngsters are already thinking out of the box – Times Online.
Anche David Fann, presidente del Primary Committee dell’associazione nazionale dei presidi, ritiene la proposta al passo con i tempi:
For the curriculum changes: ‘It’s in keeping with our times’ – Times Online.
Contrario è invece il Prof. Alan Smithers, direttore del Centre for Education and Employment Research dell’Università di Buckingham ed ex membro del National Curriculum Council:
Against Sir Jim Rose’s curriculum changes – Times Online.
Il dibattito tra favorevoli e contrari è acceso e prosegue in:
Rose curriculum report raises many questions -Times Online.
Quanto proposto da Sir Rose sembrerebbe però soprattutto contrastare con il parere della Royal Society of Chemistry, che ha recentemente sottoposto 1300 tra i più brillanti studenti di scuola superiore della Gran Bretagna a un test di matematica del 1965, con esiti disastrosi. Solo il 15% ha risposto esattamente a quesiti che i sedicenni nati negli anni 50′ non avrebbero ritenuto difficili. Secondo Richard Pike, responsabile della Royal Society of Chemistry, la colpa è dell’attuale sistema di istruzione. Fin dalle elementari ormai si permette ai bambini di usare la calcolatrice in classe, ritenendo che e’ inutile faticare per fare operazioni che una semplice tecnologia puo’ fare per noi. I ragazzi hanno imparato fin troppo bene questa lezione, e arrivano al liceo distratti e convinti che non sia piu’ necessario mandare a memoria le cose, poiche’ la conoscenza necessaria (ad esempio una data o una biografia) sara’ comunque disponibile, quando servira’, sul telefonino collegato a Internet. C’è anche però chi sostiene che la colpa non sia tutta delle tecnologie, ma che anche le famiglie abbiano una parte di responsabilità in ciò: essi non eserciterebbero piu’ quel rigore educativo indispensabile alla formazione dei ragazzi. Secondo Frank Field, autorevole membro del Parlamento laburista, l’epoca d’oro della famiglia britannica e’ culminata negli Anni Cinquanta, l’ultima era nella quale i genitori stavano sempre dalla parte degli insegnanti e mai dei loro figli, e famiglia e scuola contribuivano in ugual misura alla crescita culturale dei ragazzi.
Maggiori dettagli nell’articolo della Stampa di Vittorio Sabadin:
http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=8916354